La battaglia per l’ambiente a colpi di diritto

Autore: Umberto Fantigrossi

L’INTERVISTA UMBERTO FANTIGROSSI / AVVOCATO
DALLA VICENDA UNICEM AGLI ALBERI DI CITTADELLA: FRONTI CALDI DA 40 ANNI

Leonardo Chiavarini

– Il diritto come strumento di difesa dell’ambiente e dei cittadini. “Green future” ha avuto il piacere di chiacchierare con Umberto Fantigrossi, avvocato cassazionista e dottore di ricerca in Diritto amministrativo, fondatore di “Fantigrossi – Studio Legale”. Il suo è un nome di spicco a livello nazionale, anche in virtù di incarichi prestigiosi come quello di Presidente di UNAA – Unione nazionale degli avvocati amministrativisti, svolto tra il 2014 e il 2019. Un nome che, a Piacenza, si lega soprattutto al diritto ambientale. In oltre 40 anni di attività, infatti, l’avvocato Fantigrossi ha assistito cittadini, enti e associazioni in numerose cause a difesa dell’ambiente. Alcune di queste anche particolarmente risonanti dal punto di vista mediatico, come ad esempio quella relativa agli alberi di piazza Cittadella o alla dibattuta variante della Statale 45. Tra vittorie e sconfitte, riflessioni ed esempi concreti, Fantigrossi racconta le prospettive di una disciplina in continua evoluzione e il ruolo che può avere l’attività legale nella tutela del nostro pianeta, in un periodo storico in cui i rischi ambientali non sono mai stati così alti.

Avvocato Fantigrossi, come è nato “l’incontro” tra lei e il diritto ambientale?
«Ho iniziato a occuparmi di diritto ambientale ai tempi dell’Università. Dopo la laurea, infatti, ho conseguito un diploma presso la Scuola di Perfezionamento in Governo del Territorio e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, un percorso che tentava di creare figure interdisciplinari. Poi, devo dire che fin da giovane ho sempre avuto un interesse per la natura e per la sua tutela, militando anche in Legambiente, associazione di cui sono ormai un socio storico. Significativo è stato infine anche l’incontro con l’avvocato Cappellini, stimato collega appassionato all’ambiente e alla natura. Fu lui, tra l’altro, ad affidarmi una delle mie primissime cause ambientali».

A tal proposito, tra le tante battaglie legali della sua carriera, qual è quella di cui va più orgoglioso e in cui sente di essere riuscito a difendere ragioni importanti per l’ambiente?
«Se restiamo a Piacenza, sicuramente mi viene da citare la vicenda del secondo cementificio Unicem, che doveva sorgere dove ora c’è un quartiere residenziale. Nel maggio del 1985, il Comune di Piacenza aveva rilasciato all’Unicem un’autorizzazione edilizia che prevedeva la demolizione dei fabbricati esistenti e la ricostruzione di un unico nuovo edificio industriale per la produzione di cemento, alimentato a carbone. Contro tale provvedimento, un gruppo di cittadini della zona e l’allora Comitato antinquinamento di Piacenza (presieduto da Fabrizio Binelli), con la mia assistenza, proposero ricorso, eccependo che la natura dell’opera fosse in contrasto con le nuove previsioni urbanistiche di zona e sostenendo la pericolosità di un’attività altamente inquinante in un’area ormai densamente abitata. Fu una vittoria al Tar di Parma, con la sentenza n. 320/85, a decretare la dismissione dell’impianto. È ancora uno dei casi che mi sta più a cuore, perché, senza quella vittoria, ci ritroveremmo oggi con due cementifici in piena area urbana».

E, invece, tra le tante battaglie legali in provincia?
« Ricordo l’ipotizzata discarica di Rivasso. Un caso in cui la contestazione e la protesta popolare giocarono un ruolo importante contro la minaccia di compromissione dell’ambiente. È una soddisfazione pensare che a Rivasso ci sia ancora bella natura e aperta campagna, al posto di una discarica».

Quali sono i casi più significativi di contenzioso ambientale attualmente in corso in Italia e come stanno influenzando il ruolo della giustizia nella tutela dell’ambiente?
« In primis, abbiamo una tematica legata al contenzioso climatico. Una causa storica in questo senso è quella sfociata nella sentenza emessa il 23 luglio 2025 dalla Corte di cassazione. Nel maggio 2023, le associazioni “Greenpeace” e ReCommon insieme a 12 cittadini avevano presentato una causa civile nei confronti di Eni, di Cassa Depositi e Prestiti e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, contestando l’inottemperanza agli obblighi inerenti al raggiungimento degli obiettivi climatici internazionalmente riconosciuti e la responsabilità per i danni patrimoniali e non patrimoniali cagionati dal cambiamento climatico. La decisione del luglio 2025 è storica perché in sostanza permette al processo di entrare nel merito, riconoscendo la legittimità di azioni legali per la giustizia climatica contro aziende e governi. Poi, ci sono numerose cause locali a tutela del verde urbano, come, ad esempio, quella relativa agli alberi di piazza Cittadella. In generale, un nodo importante di cambiamento riguarda la natura di alcuni impegni green. Prima, questi impegni non erano percepiti come vincolanti, ma programmatici. Avevano dunque un carattere più politico che giuridico. Negli ultimi anni, invece, cominciano a intervenire sempre più spesso delle decisioni (soprattutto della Corte Europea dei Diritti dell’uomo) che affermano il principio contrario e parlano di vincoli azionabili dai cittadini».

Quali strumenti legali e azioni civili possono essere intraprese per tutelare i cittadini dagli effetti dell’inquinamento? A Piacenza, ad esempio, i superamenti dei limiti di Pm10 e Pm 2.5 sono molto frequenti…
« In passato, in alcune città sono state intraprese cause analoghe. Me ne occupai anche io con alcuni colleghi, a Milano. Con ricorsi d’urgenza, sollecitammo un ordine del giudice ordinario nei confronti del Comune di Milano per la mancata attivazione di misure di contenimento dell’inquinamento. Non andò a buon fine, perché, in quell’occasione il giudice si arrestò all’idea di non essere in grado di individuare quali potessero essere queste misure e, in secondo luogo, di poterle imporre a un’amministrazione pubblica. Devo dire che questa posizione così negativa rispetto a un’azione di questo tipo probabilmente oggi non sarebbe replicata. Proprio in funzione dell’andamento di alcune pronunce della Corte di Giustizia Europea e anche della Corte di cassazione, una causa così avrebbe più possibilità di successo. Certo, occorre sempre una disponibilità della magistratura a scendere sul campo della prova, della consulenza tecnica ».

Trasporto pubblico ferroviario e tutela degli utenti. Nel corso degli anni si è occupato anche di cause inerenti a questo tema. Oggi, lo scenario è sempre più complesso…
«Questa operazione di liberalizzazione parziale e di privatizzazione parziale doveva portare a un mercato e a una pluralità di operatori, ma in sostanza, a livello regionale, tutte le società sono partecipate dalle Ferrovie dello Stato. Abbiamo dunque delle società ibride, che non sono mercato, perché non sono scelte in base a una gara, e, al contempo, si sottraggono ai controlli pubblici, dicendo “siamo delle Società per azioni”. In questo scenario il più danneggiato è ovviamente l’utente. Paradossalmente, la situazione del monopolio tutelava l’utente di più di questo pseudomercato. Una situazione che, purtroppo, si manifesta in maniera analoga anche a livello locale, nella gestione dei servizi pubblici: acqua, rifiuti ecc. Se si volesse completare l’operazione di liberalizzazione, bisognerebbe fare in modo che le società non avessero quote pubbliche e vincessero una gara in un mercato concorrenziale».

Come valuta l’adeguatezza delle norme ambientali in Italia rispetto al diritto UE?
« La legislazione ambientale è ormai in gran parte di fonte europea. Dunque, occorre avere normative il più possibili allineate al diritto europeo. Tuttavia, la tematica vera del diritto ambientale non è l’adeguatezza del quadro normativo, ma è l’insufficienza della fase di attuazione. L’amministrazione ambientale, purtroppo, è debole».

Quali rischi vede nel possibile indebolimento delle politiche climatiche europee?
« Di fronte al Green Deal e alla svolta verde che l’Europa ha avu-to in questi anni, c’è stata una reazione in senso opposto e lo stesso parlamento Europeo e la stessa Commissione Europea stanno rivedendo, secondo me in modo un po’ preoccupante, questi impegni, i quali vedremo se saranno mantenuti o alleggeriti. Alternativa quest’ultima che non incoraggerebbe i Paesi più “indietro” sul processo di transizione ad adeguarsi. Diciamo che, oggi, i fenomeni climatici avanzano e si aggravano, i negazionisti hanno sempre meno argomenti, ma la risposta, anche a causa di uno scenario geopolitico mutato e complesso, da netta e precisa rischia di farsi un po’ “annacquata”».
 

> Da Libertà quotidiano di Piacenza
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